Ai Medici della FIMMG di Treviso

Loro Sedi



    Notiz. 6 Prot. N° 0262 / 18 maggio 2013

    Sito FIMMG Treviso web <www.fimmgtv.org>


  1. COMUNICATO STAMPA FIMMG REGIONALE

Premesso che la riduzione di numerosi posti letto che la nostra Regione è costretta ad attuare per l’adeguamento ai parametri nazionali che stabiliscono un rapporto tra numero cittadini e posti letto per acuti del 3,5 %° è improrogabile la riorganizzazione nuova ed efficiente dei servizi territoriali: potenziamento delle cure domiciliari, aumento di infermieri e di personale sul territorio e negli studi, potenziamento dei distretti, organizzazione in team dei medici e dei pediatri di famiglia per facilitare l’accesso agli studi medici la continuità dell’assistenza 24 ore su 24 sette giorni su sette attraverso anche la riorganizzazione della Guardia Medica.

La categoria tutta dei medici convenzionati è da anni disponibile e pronta alla riforma che permetta di curare con maggiore efficacia il crescente numero di patologie croniche sul territorio. Purtroppo la Regione annuncia sui giornali la riforma (AFT) ma non la realizza a causa di gravi interferenze degli uffici burocratici della Segreteria Regionale alla Sanità che si frappone continuamente per rallentare la politica innovativa dell’Assessore Coletto.

Questo boicottaggio strisciante danneggia i cittadini e ritarda le scelte della stessa Regione mettendo tutti gli operatori del territorio e degli ospedali veneti nelle condizioni di non poter erogare l’assistenza necessaria.

Non applicando le schede territoriali che prevedono l’attivazione di posti letto residenziali per malati portatori di patologie croniche in certe fasi difficilmente assistibili a domicilio, la Regione sta sprecando tempo e risorse.

Questa situazione è divenuta insostenibile in quanto sono in gioco i valori fondativi del nostro Servizio Sanitario Regionale.

E’ stato incrinato il rapporto di cooperazione, collaborazione e di fiducia che negli ultimi 20 anni ha consentito lo sviluppo di un modello d’eccellenza nella sanità italiana che purtroppo oggi è arretrato.

Pertanto chiediamo al Presidente Zaia di risolvere velocemente queste contraddizioni interne della politica e della struttura sanitaria regionale per liberare le energie riformatrici e censurare gli oppositori alla riforma sanitaria che danneggia fortemente i diritti alla salute dei cittadini del nostro Veneto.

  1. Dichiarazioni dell'Assessore ai Servizi Sociali del Veneto, Remo Sernagiotto, a La Tribuna del 13 maggio 2013

Abbiamo risposto alle dichiarazioni rilasciate a La Tribuna di Treviso “che bisogna rafforzare la rete territoriale di servizi che temiamo non possa reggere ad ulteriori carichi. I nostri dati, come anche i flussi inviati alle Aziende ULSS, testimoniano un aumento esponenziale dell'attività ambulatoriale, anche per colpa della crisi cui la politica ci ha portato..... né a Crespano, né a Castelfranco Veneto ci sono ospedali di comunità”, ci sono delle Medicine di gruppo Integrate (ex UTAP)..... Il solito ritornello “Un tempo lavoravano in ambulatorio tutto il giorno e poi la sera uscivano per le visite domiciliari. Provi ora a chiamare il mattino il suo medico. Le risponderà una segreteria telefonica che le detterà gli orari precisi a cui richiamare nel pomeriggio” è un po' datato, ammesso che mai sia stato vero. Le segreterie telefoniche sono ormai superate da cellulari ed internet; ed è anche un dato di fatto che più del 35% della popolazione veneta è assistita da medici di famiglia con personale di segreteria. Se comunque le Sue affermazioni fossero concrete, La invitiamo a denunciare il caso specifico all'ULSS competente per i provvedimenti del caso. Cogliamo l'occasione per chiederLe un incontro per presentarLe quanto la Medicina Generale sta facendo a Treviso



3. Gli
attestati per i medici e i loro dipendenti che hanno superato i corsi online, gratuiti per gli iscritti alla FIMMG di Treviso, su “formazione per addetti al primo soccorso”, “rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”, “addetti all'emergenza e all'antincedio
sono disponibili in sede. Nel ritirarli si prega di verificare l'esattezza dei dati anagrafici. In area riservata è scaricabile un modello base di documento valutazione dei rischi (DVR) predefinito in base alle caratteristiche medie degli studi dei MMG, che deve essere compilato entro il 30 giugno 2013.



4. Giovedì 23 maggio “Malattie trasmesse da vettori e sorveglianza delle febbri estive” Sala dell'Ospedale di Treviso, dalle ore 9 alle ore 16,

  1. ULSS 9 e attività libero professionale

L'ULSS 9 continua a controllare la libera professione dei MMG, chiedendo a sproposito di compilare un Atto sostitutivo di noterietà. Si invitano i Colleghi a fare attenzione a non compilarlo. L'ACN è chiaro si deve compilare l'Allegato L dove è previsto tutto. Ad esempio il caso dei MMG che fanno i medici del lavoro è previsto al comma 11, e così via. Quindi rileggere bene l'Allegato L e ricompilarlo con attenzione.

  1. Il mobbing come definito dalla Cassazione civile

Secondo la Corte di cassazione, per "mobbing" si intende una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità. Ai fini della configurabilità della condotta lesiva del datore di lavoro sono, pertanto, rilevanti:

a) la molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente con intento vessatorio;

b) l'evento lesivo della salute o della personalità del dipendente;

c) il nesso eziologico tra condotta del datore o del superiore gerarchico e il pregiudizio all'integrità psico-fisica del lavoratore; d) la prova dell'elemento soggettivo, cioè dell'intento persecutorio.

  1. Controllo nella terapia post operatoria

Due medici venivano sottoposti a giudizio per rispondere del reato di lesioni personali colpose in relazione alla amputazione di parte della falange distale del quinto dito della mano destra. Il paziente, mentre era intento a riparare il cavo metallico dell'acceleratore di una vespa, riportava una grave ferita da taglio; recatosi presso l'ospedale, veniva sottoposto a intervento chirurgico di sutura e cucitura del tendine, ricevendo, all'atto delle dimissioni, la prescrizione di presentarsi a distanza di 10 giorni per un controllo. Al primo controllo veniva invitato a ritornare dopo altri 10 giorni; a questo secondo controllo veniva informato che avrebbe dovuto presentarsi tutti i giorni per effettuare delle medicazioni. Così fece per un mese, fino a quando, su consiglio di un altro medico dello stesso ospedale, si recava al reparto di chirurgia plastica dell'ospedale, dove apprendeva che il dito era andato in necrosi e doveva essere praticata l'amputazione della falange. Si contestava ai due medici di aver reso necessaria tale amputazione per non aver posto in essere una condotta diligente, specie nel decorso postoperatorio, omettendo di prescrivere la terapia antibiotica e di effettuare gli opportuni controlli e medicazioni sulla ferita, comportando così il ritardato accertamento della infezione insorta e l'impossibilità di contrastare efficacemente il processo necrotico. I medici venivano assolti dal tribunale e ritenuti responsabili in appello perchè sono venuti a configurarsi comportamenti improntati a superficialità. Dopo interventi appartenenti alla tipologia di quello praticato, è necessario un corretto controllo post operatorio, essendo le infezioni delle ferite chirurgiche una complicanza frequente del trattamento e particolarmente di quello posto in essere, atteso che la ferita era da considerarsi "sporca" e dunque soggetta a una più alta probabilità di infettarsi. Il tutto era ben prevedibile alla luce di comuni nozioni della professione medica, indipendentemente dalla esistenza o meno di linee guida. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dai sanitari, confermando la sentenza sfavorevole d'appello.

  1. Profilassi e terapia dell'osteoporosi nei pazienti con Artrite reumatoide

Alle donne in menopausa affette da artrite reumatoide (AR), se sottoposte a terapia corticosteroidea <7,5 mg/die per almeno 3 mesi e con T-score < -2,0, dovrebbero essere sempre prescritti bisfosfonati e calcio/vitamina D per la prevenzione e il trattamento dell'osteoporosi. Coerentemente a quanto stabilito dalle linee guida tedesche sull'osteoporosi, una multicentrica condotta in Germania ha riguardato 523 pazienti affetti da AR (98 uomini e 434 donne) valutati, nell'arco di 2 annni, in 9 centri di reumatologia mediante assorbimetria a raggi X a doppia energia (Dxa) a livello lombare e del collo femorale. Il 29% dei soggetti aveva una normale densità minerale ossea (Bmd), il 49% mostrava osteopenia e il 22% osteoporosi. Quanto ai trattamenti, il 60% assumeva farmaci per la profilassi o la terapia dell'osteoporosi: solo calcio con vitamina D nel 38% dei casi, combinazioni principalmente calcio/vit.D e un bisfosfonato nel 20%, solo un bisfosfonato nell'1% e ormonoterapia sostitutiva nell'1%. Nonostante la frequenza dell'osteoporosi fosse simile tra maschi e femmine, le donne con AR facevano un uso maggiore di farmaci rispetto agli uomini (63% vs 49%). Un gruppo di 101 pazienti con AR (83 donne in menopausa, 6 in premenopausa e 12 uomini) era trattato con una dose giornaliera pari o inferiore a 7,5 mg di corticosteroidi per almeno 3 mesi e aveva un T-score Dxa inferiore a -2.0 in uno dei due settori anatomici esaminati. In questo gruppo, le donne in premenopausa, in menopausa e gli uomini assumevano trattamenti a base di calcio/vit.D e bisfosfonato, rispettivamente, nel 41%, 17% e 42% dei casi; percentuali che divenivano, nell'ordine, del 35%, 0% e 50% se si consideravano gli utilizzatori di calcio/vit.D. Nel 18%, 67% e 8% dei casi, infine, non effettuava profilassi o trattamento per l'osteoporosi.

  1. L'ULSS deve pagare l'Irap, non il medico in attività intramuraria; e non è rilevante la firma di accordi aziendali che prevedano il recupero dell'imposta in capo ai sanitari

L'Irap sulle prestazioni mediche in regime di intramuraria deve essere assolta dalle strutture sanitarie pubbliche e non dai medici anche se sono stati sottoscritti regolamenti aziendali nei quali viene previsto il recupero dell'imposta in capo ai sanitari. A prevederlo è la Cassazione sezione lavoro con la sentenza n 8533. Alcuni medici avevano chiesto inutilmente la restituzione dell'Irap trattenuta dall'azienda sanitaria sulle prestazioni in regime di intramuaria da loro eseguite. Sia il tribunale sia la corte di appello avevano condiviso la tesi dei sanitari ritenendo illegittimo il trasferimento in capo ai medici del costo Irap sostenuto dalla struttura pubblica. Era stata quindi ordinata la restituzione delle somme trattenute fino alla sentenza di primo grado. L'Asl aveva fatto ricorso in Cassazione eccependo tra l'altro la sottoscrizione da parte dei medici di un modulo nel quale si dava atto dell'applicazione del regolamento aziendale sul recupero dell Irap quale costo per l'azienda. Era stato inoltre evidenziato che le tariffe da applicare per le prestazioni in intramoenia avrebbero dovuto tener conto dell'onere aggiuntivo dell'Irap con la conseguenza che i medici avevano comunque recuperato quanto trattenuto dall'azienda salvo una loro negligenza nell'individuare il prezzo da praticare per le prestazioni eseguite. I giudici di legittimità hanno ritenuto esaustive le motivazioni dei giudici di merito secondo cui nel regolamento per la libera professione non vi era un adeguata menzione del recupero del costo Irap nelle tariffe da applicare. La decisione dei giudici di legittimità assume particolare rilevanza perché è prassi generalizzata da parte delle aziende sanitarie addebitare l'Irap ai medici sulle prestazioni, ovviamente andrà verificato caso per caso il contenuto degli accordi sottoscritti tra la struttura sanitaria e i medici.

Cordiali saluti


IL SEGRETARIO PROVINCIALE

Dott. Brunello Gorini



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